Orrori, tra il serio e il faceto, della cucina italiana all’estero

cucina italiana all'estero

L’arte culinaria made in Italy è rinomata in tutto il mondo per autenticità, creatività e varietà di ingredienti usati. La cucina italiana ha la capacità di condurre chiunque in un viaggio attraverso sapori e tradizioni di ogni regione, provincia o borgo del Bel Paese. In un certo senso è come se I’ Italia fosse un unico enorme menù tipico dove, ad ogni angolo, si può assaggiare una pietanza unica. È risaputo che una buona alimentazione migliori salute e umore, e la dieta mediterranea è, tra tutti gli stili alimentari, la più equilibrata e salutare.

Quando la cucina italiana valica i confini nazionali, spesso viene reinterpretata secondo usi, costumi, abitudini straniere e a volte si verificano “matrimoni” che non s’hanno da fare ed è così che, tra il serio e il faceto, nascono gli “orrori” in cucina che possono far storcere il naso a molti italiani, soprattutto ai puristi della cucina nostrana.

Queste “modifiche” vanno dal semplice rimaneggiamento di una ricetta, al totale stravolgimento di sapori e ingredienti.

Ecco una piccola carrellata di pietanze italiane rivisitate all’estero.

Pizza sotto attacco

La pizza è uno dei piatti più noti, amati e diffusi al mondo.

Celebre per la sua semplicità e i pochi ingredienti di qualità, la pizza italiana ha una crosta sottile, croccante, con la presenza, a volte di alcune varianti regionali. Tuttavia all’estero è soggetta a numerosi “interpretazioni”. Una delle principali riguarda gli ingredienti che risultano inusuali, se non addirittura improbabili.

In alcuni luoghi, infatti, è comune trovare nel menù pizze all’ananas. La Hawaiana, che include ananas e prosciutto, è particolarmente popolare negli Stati Uniti e nel Canada. Ci sono poi pizze, specialmente in alcune parti d’Europa, con altri frutti come con mele, pere, kiwi o fragole. In Svezia e in Norvegia è comune aggiungere uova sode o di quaglia prima della cottura.

Nulla vieta, naturalmente, di sperimentare nuovi sapori, ma agli italiani più tradizionalisti alcune combinazioni potrebbero sembrare eccessive.

Pasta: questione di forme e salse

Dalla pizza alla pasta il passo è breve visto che sono due delle pietanze più apprezzate da italiani e stranieri. Come la pizza, anche la pasta subisce notevoli variazioni “fuori casa”. Conosciuta per le sue molteplici forme e salse, ognuna pensata per abbinarsi perfettamente all’altra, all’estero attrae combinazioni inaspettate.

La pasta straniera più famosa è sicuramente quella statunitense all’Alfredo. La salsa Alfredo è a base di abbondante burro fuso e formaggio grattugiato. Secondo tradizione nasce per un gesto d’amore di Alfredo, noto ristoratore romano residente in Usa, nei confronti della moglie, debole e cagionevole dopo il parto, ma piacque così tanto che pensò di introdurla nella sua osteria. Da allora ha guadagnato sempre maggiore popolarità a livello internazionale, portando all’apertura di ristoranti italiani all’estero che hanno incluso la “fettuccine Alfredo” nei propri menu.

Salsa all’Alfredo a parte, all’estero i condimenti proposti per la pasta sono i più inimmaginabili: ketchup usato al posto della salsa di pomodoro, burro di arachidi e anche maionese.

Il tipo di cottura è ciò che principalmente differenzia l’Italia dagli altri Paesi. Questi ultimi, infatti, tendono a cotture molto lunghe, in alcuni casi della durata di 20, 30 minuti. Il risultato è una pasta estremamente scotta, priva di consistenza, insomma “molliccia”.

In alcuni casi, addirittura, invece di cuocerla nell’acqua in ebollizione si versa in pentola insieme all’acqua fredda e si porta a cottura lentamente. Il risultato è facilmente immaginabile.

Nei paesi asiatici, ad esempio, viene cotta per tanto tempo e venduta nei mercati pre-cotta. Un vero affronto culinario per gli italiani, ma si sa, paese che vai, usanze che trovi… ed è interessante scoprirle.

Gelati: polveri, colori fluo e… pesci

Il gelato italiano è amato per la sua consistenza cremosa e i sapori intensi, veri, genuini, ma all’estero può capitare di imbattersi nel “gelato all’italiana” che però non ricorda affatto quello originale. Questi gelati, infatti, possono risultare troppo gommosi, artificiali a livello di gusto e, a volte con innaturali effetti cromatici, in alcuni casi, quasi fluo.

Di solito, ciò dipende dall’uso di miscele polverose che sostituiscono gli ingredienti freschi e a cui si aggiungono stabilizzanti e additivi che alterano la qualità del gelato.

Un gelato davvero bizzarro, tanto per fare un esempio, è il gelato al pesce, popolare in Giappone. In questo caso i gelatai adoperano un estratto di pesce per conferire “sapore di mare” al dessert. I colori spaziano dal verde al rosa a seconda della varietà ittica usata.

L’incubo di sorseggiare cappuccino a pranzo

L’abitudine straniera di bere cappuccino a tavola, magari davanti ad una lasagna è spesso fonte di perplessità e ilarità per gli italiani, poco avvezzi a tali usi.

È una bevanda che solitamente si consuma al mattino, a colazione o, al massimo, durante una pausa caffè.

Bere il cappuccino a pranzo, come se fosse acqua o un calice di vino, è considerato alquanto strano anche perché è ricco e cremoso, appesantisce il pasto e mal si coniuga con un risotto o un brasato. Tuttavia è bene ricordare che le abitudini alimentari possono differire notevolmente da un’area geografica all’altra.

In conclusione, mentre gli italiani possono scherzare sulle consuetudini altrui a tavola, va rammentato che il cibo è una forma di espressione culturale e personale. Non c’è una sola via “giusta” per apprezzarlo. Alla fine, l’importante è condividere la passione per il cibo e per l’arte della cucina, anche se significa incrociare qualche “orrore” lungo il cammino.

La diversità culinaria rende il cibo di tutto il mondo affascinante e, spesso, sono le combinazioni inaspettate a portare nuove esperienze gustative. Le contaminazioni ci arricchiscono sempre.