Dieta mediterranea

dieta mediterranea

Patrimonio immateriale culturale

Dal 2010 la dieta mediterranea è stata inserita nella lista del patrimonio immateriale culturale. Un
riconoscimento importante che sottolinea il valore di un’alimentazione sana, corretta, equilibrata
che unisce sapori (ed emozioni) e risorse agricole dei Paesi dell’area mediterranea e molti di questi
sapori e di queste risorse sono in comune.

Il cibo è cultura, è amore, è varietà, è un mondo nel mondo e la dieta mediterranea, elaborata dal
biologo nutrizionista statunitense Ancel Keys negli anni ’50 per motivi sanitari, rappresenta uno
degli aspetti culturali più apprezzati a livello mondiale.

Piccola curiosità vuole che Keys, durante i suoi studi sull’alimentazione, ebbe modo di avvicinarsi
alle abitudini gastronomiche di un paese di pescatori, nel salernitano, in Campania, la cui
popolazione, nel dopoguerra, osservava precise regole a tavola che ne miglioravano la salute.

Le percentuali di alimenti da portare a tavola

Non si tratta “solo” di alimenti suggeriti, ma anche di apporto in termini percentuali di energia. Le
linee guida della dieta mediterranea, infatti, sostengono la necessità che l’energia bruciata
durante il giorno sia poi introdotta per il 55% dai carboidrati, il 30% dai grassi e dal 15% dalle
proteine.

I benefici di un simile regime alimentare sono notevoli e di lunga durata. Cereali integrali, frutta,
verdura, pesce e l’immancabile olio evo contribuiscono a mantenere l’organismo giovane, la pelle
elastica, a preservarci da malattie cardiovascolari e non solo. Sali minerali, proteine, vitamine,
fibre… portate a tavola allungano la vita.

Per non dimenticare i metodi di cottura che modificano la struttura chimica dei cibi e, pertanto vanno scelti con cura, sempre come indicano le linee guida.

Chicca finale, ma non certo meno importante delle altre, la cucina mediterranea migliora l’umore.